Immanuel Kant, Sogni di un visionario, chiariti con sogni della metafisica

Immanuel Kant, Sogni di un visionario, chiariti con sogni della metafisica, traduzione e introduzione di M. Venturini, Milano, Isis, 1920. | PDF

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[pag. 3] L’operetta di Kant, di cui si offre qui la traduzione, è interessante sotto un duplice rispetto: in primo luogo in quanto segna un momento importante nell’evoluzione del pensiero kantiano e precisamente il suo passaggio alla fase antimetafisica (sotto questo aspetto è stata principalmente considerata); in secondo luogo in quanto è l’espressione dell’attitudine d’uno spirito sagace ed eminentemente critico di fronte a problemi ed a misteri che la coscienza moderna è ben lungi dall’aver risolto. Da questo punto di vista anzi essa può giovare anche a richiamare la nostra attenzione sopra l’enigmatica figura del visionario svedese a cui è dedicata: figura che è stata, secondo i casi, troppo esaltata o troppo negletta, ma che non è stata ancora collocata nel suo vero posto e non è stata ancora abbastanza considerata sotto l’aspetto del suo valore filosofico.
Emanuele Swedenborg, nato a Stoccolma il 29 gennaio 1688, [pag. 4] da Jasper Swedberg, predicatore di corte, professore di teologia all’università di Uspala e dal 1719 vdescovo di Skara, ebbe un’educazione religiosa, ma illuminata e liberale, studiò all’università di Upsala specialmente le lettere e le scienze esatte e vi conseguì nel 1709 il dottorato in filosofia.

[pag. 7] La prima sfera della creazione è il mondo spirituale. Il mondo spirituale è secondo Swedenborg una specie di mondo intelligibile, una realtà più alta che contiene in sé il fondamento della realtà sensibile ed in cui i rapporti di spazio e di tempo sono sostituiti da altri rapporti che vi corrispondono, ma sono d’un ordine differente. Così il cielo e l’inferno non sono luoghi, ma stati spirituali: e la diversa natura degli spiriti crea fra loro affinità e rapporti che noi interpretiamo spazialmente, come quando traduciamo la loro presenza reciproca nella presenza spaziale, ma che in sé sono sempre di natura puramente spirituale. Gli spirito non hanno quindi intorno a sé un mondo di oggetti spaziali come quelli che vediamo qui sula terra: né hanno o potrebbero avere un corpo come il nostro. Ma anch’essi hanno un corpo composto di organi, un corpo di natura spirituale, hanno sensi spirituali corrispondenti ai nostri ed obbiettivano i loro stati interiori in un mondo di oggetti e di rapporti analoghi al nostro mondo sensibile: che pur non essendo che una proiezione del pensiero degli abitanti del mondo celeste è per essi [pag. 8] qualche cosa di appartenente e di visibile come è per noi il nostro mondo dei sensi. La sola differenza è che la realtà del mondo spirituale è una realtà vivente, non morta, rigida e fissa come la nostra; una realtà che quindi può tramutarsi continuamente seguendo le mutazioni interiori dello spirito che in esa vive. Nessuna meraviglia pertanto che la maggior parte elle cose del cielo, pur essendo più perfetta, rassomigli alle cose della terra; e che molti di coloro che giungono dalla terra nel mondo spirituale si credano spesso ancora nel mondo in cui hanno lasciato la spoglia mortale. Per questa corrispondenza analogica noi possiamo rappresentarci il cielo, che è uno stato, come un luogo diviso geograficamente in più regioni. In questo cielo spirituale Dio appare come un sole spirituale dispensatore di calore e di luce (di amore e di sapienza): il nostro sole non è che una corrispondenza ed un riflesso, nel mondo materiale, del vero sole spirituale. Così Swedenberg può parlarci delle acque, delle terre, deli boschi, delle città che vi sono nel cielo; ben s’intende che si tratta di corrispondenze spirituali che noi ci rappresentiamo per mezzo di immagini spaziali. In questo senso noi sapiamo che gli spiriti hanno un corpo; anzi, che essi si vestono, si spogliano e mutano d’abito come noi facciamo dei nostri. Ed anche nei cieli vi è una diversità di sessi: vi sono unioni celesti che non sono soltanto una corrispondenza morale, ma procedono da un vero connubio fisico dei corpi spirituali e sono per i beati sorgente di pure voluttà celestiali.