Verso una scuola libera

Nota a margine: durante l’elaborazione dei Percorsi di Lingua italiana e Letteratura.

Senza entrare nel merito di ciò che significa «libertà», termine il cui valore è legato a fattori ambientali e culturali di diversa natura, possiamo forse convenire su questo: a qualunque età, indipendentemente dal ceto sociale, dalla cultura o la geografia di appartenenza, chiunque subisca un’ingiustizia ne è, in qualche modo, consapevole. Quando, durante il gioco, un ragazzo è ingiustamente penalizzato, prova emozioni di una spontaneità irrefrenabile, che coinvolgono sia istinti atavici, primari, che bisogni strutturati. Si tratta di una capacità di discernimento del circostante; oltreché di un poderoso sistema di difesa: che sprigiona, nell’immediato, una risposta chimica.

Col tempo – quando si “diventa grandi” – ci si abitua anche a sopportare le ingiustizie. Parte della vita adulta è naturalmente dedicata a mediare tra l’imperfezione del mondo e i desideri, nello strenuo tentativo che i compromessi non intacchino il sogno. Permettere ai ragazzi di trattenere, per il resto della vita, la magia e, con essa, la speranza di trasformare in qualcosa di concreto con tutti quei sogni e talenti unici e ineffabili, è una delle declinazioni, in ambito pedagogico, del termine «libertà». È l’obiettivo di ogni scuola libera.

— Stéfano Pérez Tonella