«castigliano» o «spagnolo»?

Stéfano Pérez Tonella, 05/2018

La lingua spagnola riserva non poche sorprese: una di queste è che non si sappia come definirla con esattezza. Diciamo, come prima cosa, che entrambe le forme – «castigliano» e «spagnolo» – sono formalmente corrette. La controversia, a ogni buon conto, riguarda non solo la denominazione italiana, quanto piuttosto i paesi stessi di riferimento, ovvero: la Spagna, buona parte dell’America Latina e la Guinea Equatoriale. Il termine «spagnolo» genera qualche perplessità soprattutto per questo: nell’area territoriale spagnola si parlano diverse lingue, fra cui il catalano (catalá), il valenzano (valenciá), il galiziano (galego), il vasco (euskera), l’arenese (arenés). Dal momento che ciascuna di queste espressioni vernacolari possiede lo statuto di lingua – e non semplicemente quello di dialetto – tutte sono, di fatto, «lingue spagnole». Il castigliano, che supera ciascuna delle altre per estensione geografica e diffusione, non sarebbe dunque lo spagnolo, bensì uno spagnolo.  Alcuni studiosi, d’altra parte, ritengono che ciascuna lingua debba essere definita a partire dalla località di riferimento: il galiziano, ad esempio, poiché parlato unicamente in Galizia, non sarebbe uno spagnolo. Questo punto di vista farebbe propendere per una piena intercambiabilità delle denominazioni «spagnolo» e «castigliano».

Nel 1737, tale punto di vista fu sostenuto da Gregorio Mayans y Siscar nel proprio saggio sulle Origini della lingua spagnola1)Gregorio Mayans y Siscar, Orígenes de la lengua española, Valencia, 1737.. Scrisse infatti: “come «lingua spagnola» intendo quella che parliamo tutti gli spagnoli quando desideriamo comprenderci perfettamente gli uni con gli altri”. Un punto di vista ragionevole, che tuttavia non risolse il problema. Quasi negli stessi anni, infatti, il linguista venezuelano Andrés Bello (1781 – 1865) si mostrò di tutt’altro avviso: “definiamo lingua «castigliana» (e, con meno proprietà, «spagnola») quella che si parla in Castiglia e che, con le armi e le leggi dei castigliani, fu portata in America, divenendo poi lingua comune negli Stati ispanoamericani”2)Andrés Bello, Gramática de la lengua castellana, nociones preliminares (3b):6..

Fra le varie ragioni che influenzano la scelta dell’una o dell’altra denominazione vi è anche quella politica. In Spagna, i sostenitori di fazioni indipendentiste e separatiste tendono a preferire il termine «castigliano», anziché «spagnolo», proprio per sottolineare la propria estraneità alla cultura e alla lingua spagnole, espressioni entrambe del governo centrale di Madrid. Ragioni simili conducono, in America latina, a rimarcare, tramite l’impiego del termine «castigliano» la totale indipendenza, anche sul piano linguistico, dalle antiche colonie spagnole. I paesi che maggiormente fanno uso, anche nella lingua comunemente parlata, del termine «castigliano» sono Perù, Cile e Argentina. Eppure, proprio in Argentina,  l’accademia delle lettere (Academia Argentina de Letras) si pronuncia in senso opposto, portando la seguente motivazione:

Nella maggior parte dei casi, le denominazioni «castigliano» e «spagnolo» sono equivalenti. Tuttavia, è preferibile, in funzione di una maggiore precisione terminologica, utilizzare il termine tradizionale «castigliano» per riferirsi al dialetto parlato in Castiglia prima dell’unificazione nazionale, e chiamare «spagnolo» – denominazione accettata internazionalmente – quella lingua che, da allora, porta con sé, insieme all’antico ceppo linguistico, i molteplici apporti che altri popoli, sia spagnoli che americani, hanno fornito al «castigliano».

Nel 2005, con la prima edizione del Diccionario panhispanico de dudas (Dizionario panispanico dei dubbi), si cercò di approdare a una soluzione che rappresentasse un superamento delle precedenti posizioni:

Per designare la lingua comunemente parlata in Spagna, in molti paesi americani, oltre che in altre parti del mondo, sono accettabili i termini «castigliano» e «spagnolo». La polemica su quale denominazione sia più corretta è oggi superata. Il termine «spagnolo» risulta più adatto in quanto meno ambiguo, dal momento che si riferisce in modo univoco alla lingua parlata oggi da più di quattrocento milioni di persone. Inoltre, si tratta della denominazione accettata (Spanish, espagnol, Spanisch, spagnolo, ecc.). Pur essendo un sinonimo di «spagnolo», è preferibile utilizzare la denominazione «castigliano» in riferimento al dialetto romanico formatosi nel Regno di Castiglia nel corso del Medioevo, o al dialetto spagnolo che si parla attualmente in tale regione. In Spagna si può anche impiegare il termine «castigliano» per indicare che si sta parlando della lingua nazionale e non di altre lingue co-ufficiali proprie delle rispettive comunità, quali il catalano, il galiziano o il vasco3)Real Academia Española, Asociación de Academias de la Lengua Española, Diccionario panhispánico de dudas, Madrid, RAE/Santillana, 2005, pp. 271-272.

Note   [ + ]

1. Gregorio Mayans y Siscar, Orígenes de la lengua española, Valencia, 1737.
2. Andrés Bello, Gramática de la lengua castellana, nociones preliminares (3b):6.
3. Real Academia Española, Asociación de Academias de la Lengua Española, Diccionario panhispánico de dudas, Madrid, RAE/Santillana, 2005, pp. 271-272.