La catena evolutiva nella pedagogia «tradizionale»
(vd. pedagogia criminale)

la catena evolutiva: dall'australopiteco al maiale

La catena evolutiva nella pedagogia tradizionale*

In attesa di una riflessione più articolata, credo che questa immagine rifletta la trasformazione della società in quello che potremmo forse definire l’occhio spento dell’Occidente. Civiltà il cui spirito evolutivo è impiccato a un’idea ipostatica di pedagogia; quella cosiddetta “tradizionale”: ammesso che tale aggettivo abbia ancora un senso, considerata la diffusa tendenza a oscillare fra tradizionale ed eccezionale, con piena inconsapevolezza -e dotta ignoranza- di tutto ciò che si trova nel mezzo.

Ritengo utile fornire anche un ragguaglio rispetto alla linea temporale: credo che la nostra epoca corrisponda al quarto stadio. Certo, assistiamo oggi alla sovrapposizione fra un terzo anello, violento e sanguinario, e quello successivo, pienamente ozioso, che per sopravvivere ha bisogno del sangue vendemmiato dai progenitori. Un contesto sociale pericoloso, gettato con adrenalinica ottusità, dentro una botte cieca, verso le rapide. Sono peraltro convinto di aver incontrato, per strada, alcuni pionieri del quinto stadio.

Se non saremo in grado di invertire, in modo rapido, il corso attuale degli eventi, grazie anche a una pedagogia che sia frutto della riflessione anziché del pregiudizio, la condizione umano-porcina diverrà, presto, l’ultimo e definitivo anello dell’involuzione: segno di una società sempre più favorevole a giustificare azioni orribili, sotto l’egida di, altrettanto deprecabili, buoni propositi.

— Stéfano Pérez Tonella


* image credit: unknown author. Questa immagine è pubblicata su diversi siti web e Social Network; l’autore (a cui va tutto il mio apprezzamento) non mi è noto.