Come si scrive: «a» eccezione o «ad» eccezione? In quali casi è corretto usare «e» e quando, invece, «ed»?

Stéfano Pérez Tonella (02/2018)

La questione riguarda sostanzialmente la «d» eufonica1)«eufonia» comp. di eu (bene) e phoné (suono). , che in taluni casi viene aggiunta alla preposizione «a» o alla congiunzione «e», con lo scopo di rendere il suono più gradevole. In particolar modo, ciò che si vuole evitare è la cacofonia data dalla sequenza di due vocali consecutive, sentita soprattutto quando si tratti dell’identica vocale, come nel caso di espressioni come: «a aspettare il treno…» («ad aspettare il treno»), «e espresse la propria opinione…» («ed espresse la propria opinione»).

Se, una volta, la «d» eufonica era ammessa praticamente per tutte le vocali consecutive, oggi ne è ammesso – o quantomeno consigliato – l’impiego solo nel caso in cui la ripetizione riguardi la medesima vocale. Si scriverà dunque: «a unire gli opposti» (non: «ad unire gli opposti»); «a osservare» (non: «ad osservare»); «e anche» (non: «ed anche»). Alcune eccezioni sono tuttavia ammesse, poiché riguardano formule consolidate dall’uso, quali: «ad esempio», «ad eccezione», «fino ad ora».

Non molto tempo fa, inoltre, la «d» eufonica era ammessa anche nel caso della congiunzione «o». Oggi tale forma è caduta in disuso, benché il suo impiego non sia considerato un errore.

È bene tener presente, invece, che la «d» non va mai aggiunta nel caso in cui la parola successiva a preposizione o congiunzione implichi la ripetizione delle prime due lettere. Si tratta, nuovamente, di evitare la cacofonia: è corretto scrivere «il primo a additare il Re» (non: «il primo ad additare il Re»); «fino a adesso» (non: «fino ad adesso»); analogamente, si scriverà: «case e edifici» (non: «case ed edifici»).

Le parole che iniziano per «h» aspirata, inoltre, non prevedono l’impiego della «d» eufonica: si scriverà infatti: «Fassbinder e Herzog» (non: «Fassbinder ed Herzog»).

A titolo di curiosità, per quanto concerne la storia delle consonanti eufoniche, vale la pena menzionare la trasformazione di un «né» in «ned»: «Né fu ned è né non serà sua pare» (Giacomo da Lentini) e quello che, ben più recentemente, il Manzoni fece della preposizione «su», trasformandola per eufonia in «sur»: «dalla benda usciva sur una tempia una ciocchettina di neri capelli».

Note   [ + ]

1. «eufonia» comp. di eu (bene) e phoné (suono).