Stralci da «Racconti d’inverno» di A. Rajó

«Le uniche fameliche amanti». Traduzione italiana di Stéfano Pérez Tonella. Excerpt: nota in calce, dal diario di lavoro di Alexandre Rajó, per «Racconti d’inverno» (ottobre 1971)1)Testo inedito. Cortesia Archivio famiglia Rajó; trad. di Stéfano Pérez Tonella

Sono ancora soltanto loro, la scrittura e il sangue, le uniche fameliche amanti, il solo mostro di là della collina. Ed è, finalmente, in nome di questa traccia stabile, di un segno nella terra, adombrato da una macchia antica, che si compie tanto il desiderio come la rinuncia. Perché è in nome di quell’intoccabile riflesso vitale, di un’esistenza abbandonata sul far della sera, come fosse un dono sacrificale, che l’immagine si sfama, che fa correre il tempo come un cavallo imbizzarrito, marchiato a fuoco dal dolore di uno stigma infame.
Così, ancora oggi, per l’ennesima volta, una pioggerella stanca batte sulle finestre e toglie trasparenza al vetro: ne umilia lo sguardo, attonito per natura e antica tradizione. E ancora mi sento attratto dal piano liso di una solitudine densa, che sotto la pressione della penna dà forma a invitati esanimi e senza appetito. Rinuncio al mondo, che ride, là fuori, con i suoi saltimbanchi liofilizzati; e le stanche peripezie, troppo deboli per sconfiggere la putrida realtà che prende forma nel circostante.

 

Note   [ + ]

1. Testo inedito. Cortesia Archivio famiglia Rajó; trad. di Stéfano Pérez Tonella