Il sentiero sulla collina — incipit

Da “Il sentiero sulla collina” di Stéfano Pérez Tonella (2013) — incipit —

«Peter posò di nuovo la sacca sulla spalla callosa e varcò l’ingresso, incamminandosi lungo il sentiero sulla collina, che portava dal ponte verso la parte più alta dell’insediamento.»
— Alan Moore, Jerusalem, Milano, Rizzoli, 2017.

Il profilo della collina nasconde un sole notturno. Le nere linee della terra, stagliate contro il cielo plumbeo di una sera invernale, emergono a intervalli irregolari, come un sussulto d’oscurità; poi si tuffano nel grigio indistinto del calderone da cui erano emersi.

Ogni giorno, verso sera, si può assistere dalle porte della città alla depressione di un pianoro farsi culla dell’ultima luce. E vi è sempre un uomo, su quella linea, che lentamente prende forma nella controluce del monte: è Aphrêm Sûryāyâ, il Siro. Chi lo vedesse da vicino potrebbe forse presentire, nel modo di camminare, nell’odore acre del corpo stanco, l’incunearsi della malattia. Il Siro è offeso dal tempo e dalla fame; a certe età non bisognerebbe viaggiare soli. Con una mano sostiene l’estremità di un bastone poggiato sul perno della spalla; al capo opposto è annodato un fardello. Gli indumenti che indossa il Siro sono di lana e cotone; non vi è seta per Aphrêm, né libri, a far da animale di compagnia; né carta su cui scrivere.

Dopo il calar del sole, appena pochi istanti sono sufficienti perché la notte avvolga la montagna. Ogni sera, alla medesima ora, il passaggio del Siro è memoria.

E sono trascorsi molti anni da quei giorni. Tuttora ne preservo il fervido ricordo. All’epoca ero un uomo stimato: per mandato del cancelliere di quelle nobili terre, avevo trovato lavoro come archivista presso la grande biblioteca di Nisibis. Esattamente tre anni dopo, caddi in disgrazia.