Pietro Gori

Pietro Gori

Pietro Gori

Ernesto Antonio Pietro Giuseppe Cesare Augusto Gori1)Le informazioni contenute nel presente articolo sono tratte da Wikipedia (vers. italiana) e verificate tramite fonti stampate e Online. (Messina, 14 agosto 1865 – Portoferraio, 8 gennaio 1911) è stato un anarchico, giornalista, avvocato, poeta, scrittore e compositore italiano. Oltre che per l’attività politica è ricordato come autore di alcune tra le più famose canzoni anarchiche della fine del XIX secolo tra cui: Addio a Lugano, Stornelli d’esilio e La ballata di Sante Caserio.

Nel 1889 si laureò a Pisa in giurisprudenza con una tesi intitolata La miseria e il delitto.

Nel novembre dello stesso anno pubblicò, sotto lo pseudonimo di Rigo2)anagramma del suo cognome, un primo opuscolo , Pensieri ribelli, contenente i testi delle prime conferenze. La pubblicazione gli costò il sequestro dell’opuscolo e l’arresto per «istigazione all’odio di classe», accusa dalla quale venne assolto, grazie anche ad un nutrito stuolo di legali, compagni di università e professori, che assunsero la difesa dello scrittore anarchico.

La notizia dell’arresto contribuì al successo del pamphlet, che venne stampato in 1500 copie.

In seguito, si trasferì a Milano dove esercitò la professione di avvocato presso lo studio di Filippo Turati. Nel gennaio 1891, sostenne le tesi malatestiane al Congresso di Capolago in cui si decise la fondazione del Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario. Nello stesso anno partecipa al congresso del Partito Operaio Italiano che si tenne a Milano e tradusse, per la biblioteca popolare socialista, il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels, basandosi su una traduzione francese.

Verso la fine dell’anno, inizia le pubblicazioni de L’amico del popolo, un giornale che si autodefiniva “socialista anarchico” e di cui uscirono 27 numeri, tutti sequestrati, che gli procurarono altri arresti e processi.

Dopo l’approvazione voluta dal governo Crispi di tre liberticide leggi anti-anarchiche (luglio 1894) Gori, che era restato in corrispondenza con Sante Caserio, da lui difeso in un processo a Milano, fu accusato dalla stampa borghese di essere l’ispiratore dell’omicidio del Presidente francese Sadi Carnot e, per evitare una condanna a cinque anni di carcere, fu costretto a fuggire a Lugano. Nel gennaio 1895 fu arrestato con altri diciassette esuli politici italiani e, dopo due settimane di carcere, fu espulso insieme a loro dalla Svizzera. Per l’occasione compose i versi di quella che è la più nota canzone anarchica: Addio a Lugano.

Attraverso la Germania e il Belgio, giunse a Londra dove si incontrò con i principali esponenti dell’anarchismo mondiale. Dopo il breve periodo inglese si recò a New York a da qui partì per un ampio giro di conferenze (oltre 400 in un anno) in Canada e negli Stati Uniti dove collaborò alla rivista La Questione Sociale.

Nell’estate 1896 torna a Londra per partecipare, come delegato delle organizzazioni operaie statunitensi, ai lavori del secondo Congresso dell’Internazionale socialista in cui ribadisce le sue tesi anarchiche. Nella città inglese si ammalò gravemente e fu ricoverato al National Hospital.

Nel 1898 l’aumento dei prezzi del pane provocò tumulti in tutta Italia ai quali il governo di Rudinì rispose con il pugno di ferro. I morti del 7 maggio a Milano (il cui numero varia dagli 80 dei dati ufficiali agli oltre 300 secondo gli oppositori), quando il generale Bava-Beccaris ordinò all’esercito di sparare sulla folla, sono solo la punta dell’iceberg; non meno feroce fu infatti la repressione delle organizzazioni politiche e sindacali di sinistra a seguito della quale Gori fu costretto ad un nuovo esilio per evitare la condanna – a dodici anni – che gli venne inflitta in contumacia.

Da Marsiglia si imbarcò alla volta del Sudamerica. Qui si fece conoscere sia per l’attività politica che per quella scientifica. Infatti, oltre ad essere tra i promotori della Federazione operaia regionale argentina, tenne corsi di criminologia all’Università di Buenos Aires e fondò la rivista Criminologia moderna, onde diffondere uno studio del crimine basato sulle teorie libertarie, in contrasto con quella repressiva di stampo lombrosiano.

Grazie ad un’amnistia e per problemi familiari oltre che di salute, nel 1902 rientrò in Italia e, l’anno successivo, insieme a Luigi Fabbri fondò la rivista Il pensiero. Se si esclude un viaggio in Egitto e Palestina nel 1904, passò gli ultimi anni di vita continuando il lavoro di attivista politico, scrittore e avvocato difensore dei compagni arrestati.

Colpito dalla tubercolosi, morì l’8 gennaio 1911 a Portoferraio, all’età di quasi 46 anni. Lasciò un’ampia produzione letteraria, che spaziava dal saggio politico al teatro, dalla criminologia alla poesia oltre ad arringhe e conferenze.

Note   [ + ]

1. Le informazioni contenute nel presente articolo sono tratte da Wikipedia (vers. italiana) e verificate tramite fonti stampate e Online.
2. anagramma del suo cognome