Arnaldo Picchi

Arnaldo Picchi | ph: Barbara Weigel

Arnaldo Picchi (Parma, 1943 – Bologna, 2006) è un regista teatrale, docente e drammaturgo italiano. Dopo la laurea in Chimica Pura, conseguita presso il polo universitario bolognese, si dedica al teatro. Fonda infatti, nel 1968, il Gruppo Artaud (divenuto poi Gruppo Libero), un collettivo teatrale che integra, fra gli altri, molti studenti e operai.

Nel ’68, la messa in scena de Il Rituale (tratto dal Prometeo incatenato di Eschilo) riscuote l’interesse di artisti e studiosi. Questo fa sì che all’attività del regista si interessino anche, nel processo di fondazione del DAMS di Bologna, Benedetto Marzullo e Luigi Squarzina.

Nel ’72, la rappresentazione de La macchina da guerra più formidabile causa un acceso dibattito sul ruolo e la natura della sperimentazione teatrale in Italia. Si instaura, a partire da quel momento, un profondo legame di amicizia con l’autore del testo, il poeta bolognese Roberto Roversi.

Nel 1973 viene assunto al DAMS (Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo) come assistente di Luigi Squarzina. L’attività di docente lo accompagnerà per il resto della vita, in particolar modo dopo l’abbandono, nel 1983, del Gruppo Libero e l’inaugurazione del Laboratorio teatrale permanente al DAMS di Bologna. Assume anche le cattedre di Istituzioni di regia e di Iconografia teatrale: disciplina, quest’ultima, che nell’insegnamento di Arnaldo Picchi si fa occasione per creare nuovi spettacoli attraverso la comprensione delle forme essenziali del passato, intese dal punto di vista del testo drammatico, del contesto culturale e del testo scenico.

L’approccio maieutico e la collaborazione con migliaia di giovani studenti è un carattere distintivo, che segue le attività formative e registiche di A. Picchi dagli anni Ottanta in poi.
Nel giugno 1998 il regista allestisce, a Bologna, Enzo Re, di Roberto Roversi. Lo spettacolo coinvolge cento studenti del Laboratorio e molti professionisti de teatro, fra cui Ugo Pagliai, Paolo Bonacelli, Lucilla Morlacchi, Enrico Dusio, Antonio Petrocelli. Vi partecipa anche Lucio Dalla, autore e interprete (dal vivo) delle musiche.

Arnaldo Picchi muore improvvisamente nel 2006, colpito da infarto nel proprio studio bolognese. Sulla scrivania vengono trovati gli appunti del corso di Iconografia e alcune bozze per un glossario di regia.

Stéfano Pérez Tonella


«Passages»

Arnaldo Picchi,
Da “Canovacci per le lezioni del penultimo corso.”

Posso prendere in considerazione i fenomeni della materia – colori, pasta, spessori, modi di impiantarli, sonorità, voci di donna, voci di basso, di bambini: sintassi, rime, battito di accenti, ecc. solo quando sono in turbolenza con il significato dichiarato, o col racconto-origine, col fatto umano. Quando denotazione e connotazione sono ostili l’un l’altro – personaggi che mentono ai loro autori ben prima che al loro pubblico. Ah, il problema della sceneggiatura! Un problema entusiasmante e carico di senso, solo per il fatto di esistere e di non ammettere soluzione! (…)

Ha qualcosa a che fare con pulizia, ordine, proporzionalità, armonia, consolazione, bellezza? Niente. Con i leccaculi, le società segrete, con l’assistenza pubblica, con “castità-povertà-ubbidienza”, ovvero “noia-disperazione-impazienza”, con la follia, la riduzione in schiavitù? Niente. Col pianto, col coito, coi mugolii di gioia? Niente. Ma allora che cazzo è, se qualunque cosa io la connetta la risposta è sempre no.
Io credo che abbia qualcosa a che vedere con l’amicizia; ma a questa condizione: che i due, o tre, uomini, i tre interlocutori che si sono incontrati per destino, si parlino al buio, senza toccarsi, senza distinguersi dai timbri delle voci, e ciascuno racconti all’altro quello che ha visto e quello che ha finito per cavarne.

Che siano capaci di ridere; e anche di inventare. Di capire che quell’incontro è tutta la realtà umana esperibile, tutta quella che c’è in giro. Che scherzino e si commuovano, se è il caso – e anche di questo. Il loro non è un conversare qualunque; è un gioco serio, è una gara (“per chi perde c’è la morte” – dice una canzone). E poi se ne ripartano l’uno dall’altro per come sono venuti, prima che faccia mattina. E che mai nessuno sappia chi era l’altro, e che faccia aveva eccetera. Tutto torna in cenere. Io credo che l’energia di presenza sia qui, in questo incontro, in questo dialogo notturno.1)Arnaldo Picchi, Canovacci per le lezioni del penultimo corso, 2006

 

Note   [ + ]

1. Arnaldo Picchi, Canovacci per le lezioni del penultimo corso, 2006