La “Salomé” di Gianpaolo Barbieri

Gianpaolo Barbieri è un fotografo italiano. I suoi lavori, generalmente interessanti, sono certamente impeccabili dal punto di vista tecnico: la cura del set, anche nelle immagini caratterizzate da maggiore semplicità, è invidiabile; così anche l’uso delle luci. Non è un fotografo passionale: le sue foto, infatti, non sono istintive, come si può desumere dalla cura che precede lo scatto; inoltre, le immagini che realizza sono pensate come “oggetti” da ammirare nella loro bellezza, capaci di sorprendere senza trasmettere altro che se stesse.

Così è anche Salomé, che questo autore realizzò nel 2005: «educata», non priva di tutti gli elementi caratterizzanti l’affascinante principessa.

Le emozioni, la sensualità, la seduzione, sono escluse dall’immagine. La principessa presenta il vassoio come fosse la cameriera di un topless bar, con in mano un piatto di tartine. Il Battista è interpretato da un modello spogliato di ogni sofferenza: sembra dormire placidamente. Perfino il rigagnolo di sangue che ne tinge il labbro, in prossimità della barba, è evidentemente creato più come necessità didascalica che come parte di una storia effettivamente narrata. Le tre bande verticali dello sfondo (nera, grigia, nera), più ampia e leggermente sfocata la prima, meno importante la seconda, sulla quale va a sovrapporsi veleggiando una parte del vestito di Salomé, richiamano al gusto di inizio Novecento: forse in qualche modo alla Salomé interpretata da Alla Nazimova (1922) che del resto già si ispirava alle illustrazioni realizzate da Aubrey Beardsley per l’opera di Wilde.

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