Seneca, Lettere a Lucilio (CVI)

Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio (Epistulae morales ad Lucilium) – Lettera CVI

Rispondo con un certo ritardo alle tue lettere, non perché sia preso dagli impegni. Guardati bene dal credere una simile scusa: il tempo ce l’ho, ce l’hanno tutti; basta volerlo. Gli impegni non inseguono nessuno: sono gli uomini ad abbracciarli e a ritenerli un segno di felicità. Perché, allora, non ti ho risposto subito? L’argomento di cui domandavi rientrava nel piano della mia opera; tu sai che voglio trattare la filosofia morale nel suo complesso ed esaminarne tutti i problemi connessi. Perciò ero in dubbio se rimandare la risposta finché non fossi arrivato al punto, oppure soddisfare la tua richiesta, senza seguire la successione degli argomenti: mi è sembrato più cortese non far aspettare chi viene da tanto lontano. Estrapolerò, dunque, questo tema dalla successione da quelli ad esso concatenati. Se ve ne saranno altri simili, te li riferirò spontaneamente senza che tu lo chieda.

Vuoi sapere di che si tratta?

Di problemi la cui conoscenza è più piacevole che utile, come l’oggetto della tua domanda: il bene ha un corpo? Il bene agisce perché è utile; e quello che agisce è un corpo. Il bene sprona l’anima e in un certo modo la forma e la disciplina: queste sono attività di un corpo. I beni del corpo sono corpi, quindi lo sono anche i beni dell’animo, perché anche l’anima è un corpo. Il bene dell’uomo è necessariamente un corpo, perché l’uomo è corporeo.

Mentirei se affermassi che anche le sostanze che lo alimentano e gli garantiscono la salute o gliela restituiscono non sono corpi: quindi anche il suo bene è corpo. Non penso che tu dubiterai che i sentimenti: l’ira, l’amore, la tristezza, siano corpi (e questo per aggiungere anche argomenti di cui non domandi), se non dubiti che ci fanno cambiare espressione, corrugare la fronte, distendere il volto, arrossire, impallidire.

E allora? Non credi che solo un corpo possa provocare delle reazioni così chiaramente fisiche? Se sono corpi i sentimenti lo saranno anche i mali dell’anima: come l’avarizia, la crudeltà, i vizi inveterati e ormai incorreggibili. E quindi anche la malvagità e tutte le sue forme: ossia il malanimo, l’invidia, la superbia e, di conseguenza, anche le forme del bene, prima di tutto perché sono il loro contrario diametrale della malvagità, poi perché si presentano con i medesimi segni.

O forse non vedi il vigore che dà allo sguardo la robustezza? Che intensità la prudenza? Che aria di modestia e di calma la verecondia? Che serenità la gioia? Che comportamento austero la gravità? Che senso di remissività la dolcezza? Sono, dunque, corporei quei fattori che cambiano il colore e lo stato di altri corpi, e che esercitano su di essi il loro potere. Ora, tutte le virtù che ho elencato, e tutto quello che ne deriva, sono forme del bene. E non v’è dubbio che, se una cosa ha la capacità di toccare, essa sia un corpo.

Niente può, infatti, toccare o essere toccato se non il corpo, dice Lucrezio.

E tutte le cose sopraddette non potrebbero trasformare un corpo se non lo toccassero; dunque, sono corpi. Ora, anche quegli elementi che hanno tanta forza da spingere, costringere, trattenere, inibire sono corpi. Ebbene; il timore non ci trattiene? L’audacia non ci spinge? La fierezza non ci incita e ci dà slancio? La moderazione non ci frena e ci richiama? La gioia non ci esalta? La tristezza non ci abbatte? Ogni nostra azione, infine, ce la comanda o la malvagità o la virtù: ciò che comanda il corpo è esso stesso corpo; ciò che fa violenza al corpo, è nuovamente corpo. Il bene del corpo è corporeo. Il bene dell’uomo, perciò, è corporeo, in questo suo essere anche bene del corpo.

Poiché ho obbedito al tuo desiderio, ora esprimerò io stesso quel giudizio che, penso, esprimerai tu: facciamo dei giochetti inutili e ci perdiamo in sottigliezze superflue: questi ragionamenti non ci rendono virtuosi, ma dotti. Il sapere è una cosa più chiara, anzi più semplice: basta poco studio per arrivare alla saggezza; noi, invece, disperdiamo in speculazioni inutili anche la filosofia, come tutto il resto. Anche negli studi soffriamo le medesime intemperanze che ritroviamo in altre attività: impariamo per la scuola, non per la vita.

Stammi bene.