Guido Gozzano, L’isola non trovata

Introduzione

Per quanto incredibile, la donazione dell'Isola non trovata è un fatto realmente accaduto. Sappiamo infatti che il 4 giugno 1519 Emanuele di Portogallo, con il trattato d'Evora, rinunciò formalmente a ogni diritto sulle Canarie, includendo nel trattato anche l'isola "perduta". Il sogno di quest'isola, come ricorda Eco nella sua Storia delle terre e dei luoghi leggendari è molto antica. Compare, ad esempio, nel De imagine mundi di Onorio de Autun (1080 – 1154), il quale scrive:

«Vi è nell'Oceano una certa isola detta Perdita, la più bella che vi sia in terra per amenità e fertilità, e ignota agli umani. E quando per caso sia stata trovata, dopo non la si ritrova più, e per questo è detta Perduta.»

Torniamo alle immaginazioni, a ricerche vane e più recenti. Francesco Guccini, nel raccontare di quest'isola, si affida a Gozzano, del quale cita i versi, e al sogno di un'utopia che è perfino difficile trattenere nel desiderio: i marinai, infatti, ne parlano con «timore superstizioso», poiché «nessuno sa se c'è davvero o è un pensiero».

Il senso di perdita qui è spinto fino al dubbio sull'esistenza stessa dell'isola; ma come è possibile perdere qualcosa che, in fin dei conti, non è mai stato trovato? L'esistenza, in effetti, è sostenuta da ritrovamenti effimeri, donazioni prive di contenuto, sensazioni intangibili. L'isola è come un'immagine la cui visione, tuttavia, è preclusa: si può riconoscere attraverso l'ombra che proietta.

Gozzano, dal canto suo, trattiene l'immagine al di qua della soglia: dice che l'isola "appare talora di lontano", che viene lambita dalle prore delle navi. Sfugge però alle mappe: è infatti mobile, «scivola sui mari». Le «antiche carte dei corsari» la definiscono «pellegrina». Ma quante più voci concorrono ad affermare l'esistenza dell'isola, tanto più triste è la negazione che la contraddistingue. Si annuncia «col profumo come una cortigiana (...) Ma se il piloto avanza, / rapida si dilegua come parvenza vana».

L'isola che, inafferrabile, è in realtà, «non trovata» sottende un senso di profonda malinconia. Sappiamo che il desiderio può essere trattenuto nella possibilità: concreta, per quanto remota; e perfino nella non esistenza, che prende forma di sogno irrealizzabile. Ma la continua, esasperata, negazione di ciò che sembra essere a portata di mano è infinitamente dolorosa: tanto che impone dimenticanza. Meglio, allora, cancellare il ricordo stesso dell'isola, ricondurre il sogno nella negazione del pensiero: lo stesso pensiero che, un tempo, si era spinto oltre la soglia di una prudente sospensione.

Così, la consapevolezza del rifiuto viene trasfigurata in non conoscenza, in quell'indistinto, azzurro, «color di lontananza».

Stéfano Pérez Tonella (31 agosto 2017)

Guido Gozzano, L’isola non trovata

Ma bella più di tutte l’Isola Non-Trovata:
quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino
il Re di Portogallo con firma suggellata
e bulla del Pontefice in gotico latino.

L’Infante fece vela pel regno favoloso
trovò le Fortunate: Iunonia, Gorgo, Hera
e il Mare di Sargasso e il Mare Tenebroso
quell’isola cercando… Ma l’isola non c’era.

Invano le galee panciute a vele tonde,
le caravelle invano armarono la prora:
con pace del Pontefice l’isola si nasconde,
e Portogallo e Spagna la cercano tuttora.

L’isola esiste. Appare talora di lontano
tra Tenerife e Palma, soffusa di mistero:
“… l’Isola Non-Trovata!” il buon Canariano
dal Picco alto di Teyde l’addita al forestiero.

La segnano le carte antiche dei corsari.
… Hifola da-trovarfi? … Hifola pellegrina?…
E l’isola fatata che scivola sui mari;
talora i naviganti la vedono vicina…

Radono con le prore quella beata riva:
tra fiori mai veduti svettano palme somme,
odora la divina foresta spessa e viva,
lagrima il cardamomo, trasudano le gomme…

S’annuncia col profumo come una cortigiana,
l’Isola Non-Trovata… Ma se il piloto avanza,
rapida si dilegua come parvenza vana,
si tinge dell’azzurro color di lontananza…1)Il richiamo all’azzurro indefinito non è evocativo del crepuscolo. In Gozzano l’ineluttabilità del Fato è aurorale: non appartiene all’esistenza vissuta pur non essendo estranea alla vita, che anzi la trattiene come irraggiungibile oggetto di desiderio.

Note   [ + ]

1. Il richiamo all’azzurro indefinito non è evocativo del crepuscolo. In Gozzano l’ineluttabilità del Fato è aurorale: non appartiene all’esistenza vissuta pur non essendo estranea alla vita, che anzi la trattiene come irraggiungibile oggetto di desiderio.