Guido Gozzano, L’isola non trovata

Per quanto incredibile, la donazione dell’Isola non trovata è un fatto realmente accaduto. Sappiamo infatti che il 4 giugno 1519 Emanuele di Portogallo, con il trattato d’Evora, rinunciò formalmente a ogni diritto sulle Canarie e sulla cosiddetta isola perduta. Il sogno di questa terra utopica, ricorda Eco nella sua Storia delle terre e dei luoghi leggendari è molto antico. Compare, ad esempio, nel De imagine mundi di Onorio de Autun (1080 – 1154), il quale scrive:

«Vi è nell’Oceano una certa isola detta Perdita, la più bella che vi sia in terra per amenità e fertilità, e ignota agli umani. E quando per caso sia stata trovata, dopo non la si ritrova più, e per questo è detta Perduta.»1)U. Eco, Storia delle terre e dei luoghi leggendari, Milano, Bompiani, 2013, p. 156.

Torniamo a immaginazioni più recenti. Francesco Guccini portò un musica L’isola non trovata di Guido Gozzano. Ne cita, letteralmente, alcuni versi, mentre altri risultano, nella versione musicale, modificati. I marinai di Guccini parlano di quest’isola con «timore superstizioso», perché «nessuno sa se c’è davvero o è un pensiero». Il testo del cantante emiliano, su questo punto, differisce dall’originale: Gozzano, infatti, non arriva a mettere in dubbio l’esistenza dell’isola. Dice, piuttosto, che “appare talora di lontano”, lambita dalle prore delle navi.

Jasconius scambiato per un’isola – stampa, 1621

Anche in questo caso, però, sfugge alle mappe: mobile, «scivola sui mari». È per questo che le «antiche carte dei corsari» la definiscono «pellegrina». Ma quante più voci concorrono ad affermare l’esistenza dell’isola, tanto più triste è la negazione che la contraddistingue. Si annuncia «col profumo come una cortigiana (…) Ma se il piloto avanza, / rapida si dilegua come parvenza vana».

L’isola che, inafferrabile, rimane «non trovata», si ritrova nella rarefatta natura di qualsiasi desiderio irrealizzabile. Perché la continua, esasperata, negazione di ciò che sembra essere a portata di mano è infinitamente più dolorosa della stessa perdita. Tanto che, a un certo punto, risulta meglio ricondurre il sogno nella negazione del pensiero; trattenere il desiderio sulla soglia di una prudente sospensione, trasfigurando in non conoscenza la consapevolezza del rifiuto, stingendo il ricordo in un azzurro indistinto, «color di lontananza».

Stéfano Pérez Tonella (31 agosto 2017)

Guido Gozzano, L’isola non trovata

Ma bella più di tutte l’Isola Non-Trovata:
quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino
il Re di Portogallo con firma suggellata
e bulla del Pontefice in gotico latino.

L’Infante fece vela pel regno favoloso
trovò le Fortunate: Iunonia, Gorgo, Hera
e il Mare di Sargasso e il Mare Tenebroso
quell’isola cercando… Ma l’isola non c’era.

Invano le galee panciute a vele tonde,
le caravelle invano armarono la prora:
con pace del Pontefice l’isola si nasconde,
e Portogallo e Spagna la cercano tuttora.

L’isola esiste. Appare talora di lontano
tra Tenerife e Palma, soffusa di mistero:
“… l’Isola Non-Trovata!” il buon Canariano
dal Picco alto di Teyde l’addita al forestiero.

La segnano le carte antiche dei corsari.
… Hifola da-trovarfi? … Hifola pellegrina?…
E l’isola fatata che scivola sui mari;
talora i naviganti la vedono vicina…

Radono con le prore quella beata riva:
tra fiori mai veduti svettano palme somme,
odora la divina foresta spessa e viva,
lagrima il cardamomo, trasudano le gomme…

S’annuncia col profumo come una cortigiana,
l’Isola Non-Trovata… Ma se il piloto avanza,
rapida si dilegua come parvenza vana,
si tinge dell’azzurro color di lontananza…2)Il richiamo all’azzurro indefinito non evoca la crepuscolare malinconia del vissuto. L’ineluttabilità della rinuncia è aurorale: non appartiene all’esistenza, benché il dolore di cui è causa sia profondamente legato alla vita. L’estraneità cianotica cancella l’oggetto, rinvigorendo il desiderio.

Note   [ + ]

1. U. Eco, Storia delle terre e dei luoghi leggendari, Milano, Bompiani, 2013, p. 156.
2. Il richiamo all’azzurro indefinito non evoca la crepuscolare malinconia del vissuto. L’ineluttabilità della rinuncia è aurorale: non appartiene all’esistenza, benché il dolore di cui è causa sia profondamente legato alla vita. L’estraneità cianotica cancella l’oggetto, rinvigorendo il desiderio.