Da «Románs», di P. P. Pasolini

Stralci di pedagogia libertaria

Il seguente stralcio, tratto da «Románs» di Pier Paolo Pasolini, riporta le note del personaggio di don Paolo: emergono le sue preoccupazioni per una fede vacillante e le responsabilità come educatore. «Può educare - afferma - solo chi sa che cosa significa amare», e poi aggiunge «chi ha sempre presente la Divinità».

Ciò che l'autore, per bocca del personaggio, manifesta, è il desiderio di un'interiorità in costante relazione con l'elemento spirituale: non, però, dogmatica o normativa; piuttosto, in grado di cooperare con l'umanità vera, che si afferma anche attraverso le contraddizioni, l'irrazionale, l'apporto «del gratuito e del puro vivente che è in noi.»

Del resto, come opportunamente rileva Nico Naldini - curatore dell'edizione di Románs, per i tipi di Guanda -, il personaggio di «don Paolo che fonda una scuoletta gratuita per i ragazzi poveri del paese ed è animato dal mito della redenzione sociale attraverso l'istruzione è il Pasolini di quegli anni, e il suo diario scolastico parafrasa ciò che Pasolini andava scrivendo in quel periodo sull'autogoverno e sulla scuola attiva».

Stéfano Pérez Tonella, 10 novembre 2017

Edizione di riferimento


P. P. Pasolini (1949), Románs, a cura di Nico Naldini [edizione che include anche un articolo per «Progresso» e Operetta Marina], Milano, Guanda, 2015.

Pier Paolo Pasolini

Da «Románs», di P. P. Pasolini

11 marzo

Il metodo della Montessori e dei positivisti ha certo le sue buone qualità: ma questo suo credere alle applicazioni esteriori e ai miglioramenti graduali e prevedibili, questo suo ottimismo che non calcola il mistero e l’incongruenza che sono in fondo le concrezioni della libertà… cambiando appena i termini, lo steso difetto è implicito nel pensiero educativo degli idealisti, anch’essi non tengono conto in concreto delle contraddizioni, dell’irrazionale, del gratuito e del puro vivente che è in noi. Calcolare tutto questo fa invece parte dell’applicazione di una pedagogia veramente positiva, che è difficile presentare nei termini di un testo scolastico, e che è la competenza vivente di chi vive nel cerchio continuamente mobile dello spirito, gli occhi sempre puntati sul gioco della Provvidenza.

18 marzo

[…] In ogni mio gesto, in ogni mia intenzione, in ogni mia parola c’è un fondo di impurità e di imperfezione, imperdonabili. Poveri ragazzi! Perché li illudo d’amore? Perché li tengo sempre rivolti verso una Presenza che non è altro che detta, pronunciata, nominata? Ah, mio Dio, rientra in me, per un minuto, per un attimo che Ti possa rammentare…

21 marzo

Può educare solo chi sa che cosa significa amare, chi tiene sempre presente la Divinità.