Ancora a proposito di Gianpaolo Barbieri

Ieri avevo preso in considerazione un’immagine di Gianpaolo Barbieri (1938), un fotografo italiano dotato di tecnica e creatività. Il tema del post riguardava la proposta di una Salomé (vd. La Salomé di Gianpaolo Barbieri). Oggi presento altre due opere, sicuramente controverse dal punto di vista del tema trattato. Il primo parallelo è con i lavori di Robert Mapplethorpe, rispetto ai quali Barbieri mostra di prediligere una maggiore ruvidità. C’è, nella lettura, un’interessante inversione di prospettiva: Mapplethorpe è più distaccato, ma anche più sensuale; Barbieri non disdegna di rappresentare la passione nel suo manifestarsi, ma ciò che mostra è, appunto, una rappresentazione.

Barbieri photographs in analog and does not retouch his pictures. One of his early cameras was a Reflex Woiglander 35mm. In 1968 he was awarded the Biancamano Prize as Best Italian Photographer and was named one of the 14 best international fashion photographers by the German magazine Stern in 1978.
— Source: The Pink Snout

Nei lavori di Gianpaolo Barbieri il distacco dall’osservatore è perseguito in modo snobistico; all’opposto, sul medesimo arte del distacco, troviamo la prospettiva brechtiana dello straniamento (Verfremdungseffekt). Ma se l’invito del drammaturgo tedesco era orientato allo sguardo critico, quello di Barbieri sembra essere tracciabile sul piano di un nichilismo pessimista. La passione, in altre parole, avviene; come tante altre cose nella vita. Ma di essa viene rappresentata solo la veste più decente, quella glamour, lontana dall’idealizzazione del corpo rappresentata da Mapplethorpe, e allo stesso tempo epurata degli impulsi che animano l’esistenza.


Gianpaolo Barbieri, Nudes

https://blog.pereztonella.com/post/178596867098/gianpaolo-barbieri-nudes