Un traghetto nella notte

Una notte, sul lago Maggiore, scattai una foto alle luci di un traghetto. Il tempo di posa mi ha permesso di registrarne l’intera corsa. Mi piace pensare a questa come a un’immagine «concettuale»: caratteristica, tuttavi, che forse non è immediatamente evidente. Infatti, se osserviamo il soggetto e, con un po’ di immaginazione, ricostruiamo le condizioni in cui fu realizzata, possiamo riconoscere la presenza di un cielo invernale, le luci di un traghetto catturate durante la traversata del lago.

Ma il grande protagonista, quello che sta alle spalle di ogni immagine propriamente concettuale: il concetto… dove sta? Non c’è. Non più di quei frammenti di estetica implicita, naturale, che sta prima della mimesis: l’ispirazione naturale che possiamo, con un gusto un po’ decadente, trovare ad esempio nella sterpaglia rarefatta e desolata ai margini di un antico cammino ferrato, o nell’incredibile malinconia delle stazioni dismesse che, a singhiozzi, irrompono su quella via, come l’intercalare di un discorso che a nessuno è più concesso di ascoltare.

Come in quel caso, è possibile ricostruire l’invisibile. Agire sull’immagine già scattata (scelta, post-prodotta, mostrata…) con la forza di un secondo click: che è sì, anch’esso, concettuale; dal punto di vista, però, dell’interpretazione. Come dire che, per evidenti ragioni, l’autore del secondo click non deve neppure essere necessariamente lo stesso che aveva scattato la foto originale.

C’è una sola regola in questo gioco di interpretazione creativa: che le storie narrate emergano dalla superficie muta dell’immagine originale: è questo, infatti, che rende la foto in sé e per sé «concettuale»; e non, come capita in molteplici altre circostanze, il lavoro realizzato su di essa dal fotografo: il quale – almeno in questo caso – manca per definizione di tutti gli aspetti “emergenti”.

Proviamo, dunque, a immaginare; a… riempire i vuoti. Come il titolo, laconico, nella sua didascalica descrittività, che tuttavia mi ricorda quello di “portiere di notte”. Ecco dunque che il traghetto diventa il traghettatore, e il porto d’arrivo un portale a cui questo portiere dà accesso: l’inizio luminoso (e numinoso) di una grande avventura.

Nell’immagine scopro il rumore di piatti e argenteria sulle note di un’orchestra; jazz o charleston? E un banchetto che, iniziato al momento della partenza, avanza tra fasti che sarebbero propri di una traversata oceanica – tra addobbi liberty ed eleganti cappellini a calotta – fino alla sponda opposta.

Ecco dunque, tra le luci nella notte abbacinanti, e quegli scarsi dettagli che l’immagine imprevedibilmente offre di alcuni punti del traghetto, rivivere i personaggi di un dramma russo; che presto si spegnerà. La cifra tragica di quest’acqua lacustre si riflette nello specchio deformato di una traversata senza tempo, nella condensata natura di un istante appena accaduto e già cancellato dalla memoria.

Non appena, col favore – e lo sfavore – dell’alba, l’imbarcazione terminerà la corsa, tutto sarà consumato; anche l’esistenza, nell’oblio. Sei minuti soltanto: vita breve, volo di farfalla. I brevi segmenti delle stelle registrano la rotazione del globo terrestre nel piccolo lasso di tempo in cui è stato realizzato lo scatto.

– Stéfano Pérez Tonella, nota del 27 sett. 2017