Si scrive: «centootto», «cento otto»; «centuno» o «centouno»?

Perfino scrivere un assegno può, talvolta, divenire un problema di lingua. Chiunque – o quasi – sa scrivere le cifre di numeri quali 101, 108 ecc. Quando invece si tratti di riportare i medesimi numeri in lettere, la situazione cambia un po’. Come si scrive, dunque: centuno o centouno, centotto o centootto? Riporta il Dizionario «Si dice o non si dice?», edito dalla casa Hoepli e pubblicato Online dal «Corriere della Sera» che:

«il numero cento, nella formazione dei numeri composti con uno e con otto, i due soli numeri comincianti con vocale, dovrebbe comportarsi esattamente»

come gli altri numeri: venti, trenta, quaranta eccetera. Dovrebbe: perché in realtà l’elisione della vocale finale in questo caso non ha luogo: si scrive, per questo: trecentouno (non: trecentuno), trecentootto (non trecentotto). Stravaganza? Sta di fatto che si scrive centottanta (non centoottanta), duecentottanta (non duecentoottanta) e così via. Le successive centinaia si comportano in modo analogo: si scriverà, infatti: duecentootto (ma anche duecentottanta!). Le migliaia, invece, non ammettono mai l’elisione:  l’uso del termine intero è

«coerente in ogni composto: milleuno, milledue, milletré, milleotto, milleundici, milleottanta… Mai milluno, millundici o millottanta.»

Analogamente: duemilaottocento, tremilaottanta, ecc.

Fonte: Corriere della Sera > Dizionari > Si dice o non si dice? > Hoepli Editore.
Url: <http://dizionari.corriere.it/dizionario-si-dice/C/centuno-centouno.shtml>