Programma di lingua e letteratura italiana

per la scuola media inferiore

Abstract

Al termine “programma” prediligo quello di  “prefazione”. Entrambe le voci si riferiscono a qualcosa di detto prima: pro-gramma = scrivo prima, pre-fazione = dico (da ‘fatus’, part. pass. di ‘fari’: dire) prima. Nell’uso comune, un documento programmatico è una sorta di dichiarazione di intenti: benché sia chiaro che, nel mondo reale, anche il programma stilato nel modo più attento possa subire delle modifiche, chi lo scrive sembra intendere che lo svolgimento di quanto lì dichiarato è, almeno nelle intenzioni, da realizzarsi in quello specifico modo, secondo tempi e modi immaginati a priori.

Poiché non considero opportuno avere delle intenzioni pregiudiziali rispetto a un fare di cui non so nulla e che prenderà forma nel quotidiano, preferisco non stendere un programma, quanto piuttosto manifestare una serie di tracce, dette prima, nel contesto, appunto, di una pre-fazione, che provvederò a modificare, convertire o contraddire strada facendo.

Per sua natura, tale prefazione determina la qualità caratteristica dello scritto a cui appartiene: in quanto tale, è destinata a rimanere invariata anche a posteriori, ovverosia indipendentemente dal programma effettivamente svolto con i ragazzi. Questo perché l’intento del solco inizialmente tracciato è quello di un cammino ideale, o meglio ancora di un faro: e non si può mai trasformare la luce del faro nella nave che, grazie a esso, ha trovato la propria rotta o evitato gli scogli.