Programma di lingua italiana e letteratura: 11 – 15 anni.

per una scuola libera

Abstract

Al termine “programma” prediligo  “prefazione”. Certo, entrambe le voci si riferiscono a qualcosa di già detto; di detto prima: pro-gramma: una sorta di avan-lettera, e pre-fazione: che è propriamente un annunciare, un dire prima (da ‘fatus’, part. pass. di ‘fari’: dire). Nell’uso comune, un documento programmatico è sempre dichiarazione di intenti. Nel mondo reale, gli intenti vengono disattesi dalle evoluzioni della vita: viene dato risalto all’intenzione.

La pre-fazione è un dire che si dispone a una serie di aporie e contraddizioni, delle quali l’autore non nega l’esistenza, ma che cercherà forse modificare, nella misura in cui, strada facendo, queste verranno considerate ostacoli anziché aperture. Nell’un caso come nell’altro, il programma può essere tradito dai fatti… o dalle stesse intenzioni, mentre la pre-fazione può tradirsi solo quando in essa si annidi la volontà di un programma.

Per sua natura, la prefazione è destinata a rimanere invariata comunque, anche a posteriori, indipendentemente dal programma effettivamente svolto. Questo perché l’intento del solco tracciato è quello di un cammino ideale, o meglio ancora di un faro: e non si può mai trasformare la luce del faro nella nave che, grazie a esso, abbia ritrovato, o scoperto, la rotta.