I numeri romani

I simboli utilizzati dal sistema di numerazione romano sono i seguenti: I, V, X, L, C, D e M. Tali segni, è bene ricordare, preservano il medesimo valore indipendentemente dalla posizione occupata. Le cifre sono indicate a partire dal numero più grande fino al più piccolo: 1152 = MCLII. Tali cifre vengono lette, così come anche nella numerazione araba, da sinistra verso destra. Il valore del numero equivale alla somma dei valori dei caratteri. Tornando all’esempio precedente:

1152 = M + C + L + II.

Attenzione, però! Quando a un simbolo ne segue un altro di ordine maggiore, il valore effettivo è dato dalla differenza fra i due. Sembra piuttosto complesso; in realtà non lo è. Facciamo un esempio: le unità si contano fino al 3 (I, II, III); il 4 viene indicato come 5 – 1 = IV.

XIV = X + (V – I) = in numeri arabi: 14.

Al IV seguiranno (ovviamente) V, VI, VII, VIII; e poi, nuovamente, il 9 verrà indicato come 10 – 1 = IX. Con le cifre di ordine maggiore il procedimento è assolutamente analogo. Le decine si conteranno, quindi, nel modo seguente: X, XX, XXX, XL, L, LX, LXX, LXXX, XC, C.

Altra regola che parrebbe ostica sulla carta, in realtà facile da intendere con solo qualche esempio è la seguente: il numero da sottrarre non deve essere minore di un decimo rispetto al valore del numero da cui viene sottratto: in pratica, il numero I (1) potrà essere posizionato a sinistra di V o X (mai di L o C); a sua volta X potrà essere posizionato a sinistra di L o C (ma non di M) e così via. Questa regola ci indica che la rappresentazione, in numeri romani, di 49 non sarà «IL» (50 – 1) bensì: «XLIX» (40 + 9). Altro esempio per ricordare meglio la regola appresa:

CI = 101; IC, invece, non è un numero romano valido. La rappresentazione di 99 è XCIX.

I cosiddetti caratteri di quintina (V, L, D) non possono mai, a differenza delle unità, essere ripetuti: mentre il numero 3 si ottiene tramite la ripetizione di I I I, il valore di 100 non sarà mai rappresentato come LL (bensì: C).

Una regola che oggi, non utilizzandosi più i numeri romani per le operazioni aritmetiche, è retrocessa a semplice curiosità: per indicare la moltiplicazione per 1.000 i romani ricorrevano alla sovrapposizione di un trattino (come fosse un accento piatto) sul valore da moltiplicare:

Numeri Romani: moltiplicazione per mille

Sempre sul piano delle curiosità o, si placet, come parziale eccezione alla regola: nel quadrante degli orologi il numero 4 è frequentemente indicato come «IIII», anziché «IV».

I numeri romani sono tutt’oggi ampiamente utilizzati per la numerazione ordinale:

  • I = primo, II = secondo;
  • XII Sec. = dodicesimo secolo (dal 1100 al 1200), … e così via.

* La presente «prospettiva» è parte del
Programma di Lingua italiana e Letteratura (per la Scuola secondaria di primo grado) — 2018/19.