Laboratorio di scrittura – esercizio. A partire da: H. de Toulouse-Lautrec, “Interno di cabaret o Un angolo del Moulin de la Galette”, 1892

Esercizio di scrittura*

Il presente esercizio è mirato a misurare le competenze nella scrittura testuale, a partire da una serie di informazioni sull’autore e il lavoro su un’opera d’arte visuale. La decodifica, in primo luogo, del lavoro dell’artista, poi la lettura e traduzione del personaggio o dei personaggi rappresentati, la situazione e i retroscena (non evidenti nell’opera) sono elementi con cui ciascun allievo è chiamato a giocare. La presente spiegazione fa parte dell’esercizio, in quanto fornisce una necessaria serie di possibilità (non necessariamente le uniche) per lo svolgimento dell’esercizio. Essere in grado di passare dalla realtà (biografia dell’artista, storia del quadro) alla finzione (rappresentazione di una scena parigina) è un primo elemento di valutazione. La fantasia individuale, anche nella ricostruzione della «storia non raccontata», è un secondo elemento.

Lo svolgimento dovrà includere:

  1. Alcuni cenni biografici sull’artista;
  2. Un minimo di riferimenti (se possibile) all’epoca – fine Ottocento, il quadro è del 1892 – e alle correnti letterarie e culturali coeve;
  3. la descrizione del giorno esatto in cui l’artista ha assistito alla scena rappresentata. (e qui… è chiaramente necessario liberare la fantasia!)
  4. ancora più in profondità: dopo aver scelto un personaggio1)non necessariamente quelli centrali. Potrebbe ad esempio essere il secondo da sinistra, la bionda che osserva altezzosa, vicino a quello che potrebbe essere un bancone; chi è? E se fosse… Anne Copeau, alias Naná, l’attrice corsara del romanzo omonimo, parte della saga de Les Rougon-Macquart di Emile Zola? descriviamo come è arrivato alla taverna, da dove, per quale ragione, verso dove si dirigerà poi…
  5. e ora, il rovesciamento: le intenzioni del personaggio sono impossibilitate da… (cosa succede adesso?) … così creiamo anche un conflitto e la base di una seconda storia – o una sottostoria – da narrare.

Tempo previsto per lo svolgimento: 180 min.

L’opera

L’autore: Henri de Tolouse-Lautrec

Il conte Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Monfa (1864 – 1901) è un pittore francese; una delle figure più significative dell’arte tardo-ottocentesca. La famiglia a cui apparteneva era una delle più prestigiose di Francia. I Toulouse-Lautrec, infatti, erano probabili discendenti di Raimondo V conte di Tolosa, padre di Baudouin (colui che, nel 1196, avrebbe dato origine alla stirpe, contraendo matrimonio con Alix, viscontessa di Lautrec). Il padre Alphonse inizialmente non incoraggiò la passione artistica del figlio. Poi, anche seguendo il consiglio di alcuni amici (fra cui Princeteau, John Lewis Brown, Jean-Louis Forain) accettò di incoraggiare la sua passione.

Nell’aprile del 1882, Henri optò per seguire i corsi di Léon Bonnat, pittore che godeva a quel tempo di una grande popolarità e che, in seguito, avrebbe dato lezioni anche a Edvard Munch. Toulouse-Lautrec si applicò con fervore e dedizione, benché l’evoluzione del suo stile non mancò di generare certi attriti con il maestro. «La pittura non è niente male (…) ma il disegno è veramente terribile!» borbottò una volta Bonnat al discepolo. Il praticantato presso Bonnat non dura a lungo. Dopo soli tre mesi, il maestro fu nominato professore all’École des Beaux-Arts e dovette chiudere lo studio. Henri scelse Fernand Cormon quale nuovo maestro: pittore anch’egli di successo, piuttosto tradizionalista ma più tollerante nei confronti di stili che non si confacessero al proprio.

Nel 1884, ad ogni modo, Henri de Toulouse-Lautrec si sentì pronto per aprire il primo atelier, nel quartiere allora povero di Montmartre. Di lui, scrisse un amico: «aveva il dono di accattivarsi le simpatie di tutti: non aveva mai parole provocatorie per nessuno e non cercava mai di fare dello spirito a spese degli altri». Fisicamente, Henri era un ometto basso e piuttosto deforme, cosa che non impedì le sue avventure amorose, tra cui quella con l’artista circense Suzanne Valadon, che terminò in modo piuttosto burrascoso: l’attrice tentò perfino il suicidio nella speranza, vana, di riottenere l’amore di Henri.

Seguirono anni di attività frenetica; l’artista non si limitò alla pittura in senso classico: collaborò infatti con un chansonnier satirico, Aristide Bruant, per il quale realizzò un manifesto artistico. Altro manifesto fu quello che nel 1891 realizzò per il Moulin Rouge. Partecipò, nel contempo, a mostre ed esposizioni d’arte europee. Lo stile di vita che conduceva l’artista non si confaceva al suo fisico esile e le conseguenze non tardarono a farsi sentire: un’eccessiva dedizione agli alcolici, le frequentazioni dei bordelli parigini (le Maisons Closes che diedero spunto ad alcune delle sue opere), l’abitudine a consumare assenzio, lo portarono rapidamente al tracollo fisico.

Accade spesso che un destino capriccioso decida di deviare il corso di eventi che sembrano scontati. — Enrica Crispino (critica d’arte, a proposito di Henri de Toulouse-Lautrec)

Toulouse-Lautrec è stato un instancabile sperimentatore. Animato da uno spirito eclettico sicuramente poliedrico, Henri si cimentò con successo nella grafica, oltre che nella pittura. Proprio nell’ambito della grafica, la sua arte raggiunse vette elevatissime. L’amore per il disegno lo portò ad imparare subito le tecniche litografiche. Acquisita dimestichezza con la tecnica della litografia a colori, introdotta proprio in quegli anni, Lautrec collaborò con un cospicuo numero di riviste, fra cui Le Rire, il Courrier Français, Le Figaro Illustré, L’Escarmouche, L’Estampe et l’Affiche, L’Estampe Originale e, soprattutto, la Revue Blanche.

Scrisse Giulio Carlo Argan:

Come van Gogh [anche Toulouse-Lautrec] studia le stampe giapponesi, ma con tutt’altro intento: in esse l’immagine non è presentata come qualcosa d’immobile, ma come un tema ritmico che si trasmette allo spettatore, agisce a livello psicologico come sollecitazione motoria. È stato il primo a intuire l’importanza di quel nuovo genere artistico, tipicamente cittadino, che è la pubblicità: disegnare una affiche o la copertina di un programma costituiva, per lui, un impegno non meno serio che fare un quadro. E si capisce: nella pubblicità il comunicare per sollecitare è più importante che il rappresentare. Se la rappresentazione è qualcosa che si fissa e si prospetta, la comunicazione si insinua e colpisce: per la prima volta, con Toulouse, l’attività dell’artista non tende più a concludersi in un oggetto finito, il quadro, ma si dipana nella serie ininterrotta dei dipinti, delle incisioni, dei disegni, nell’album di schizzi che si sfoglia come si leggerebbe una raccolta di poesie. — Giulio Carlo Argan2)Giulio Carlo Argan, L’arte moderna, 1770/1970, Firenze, Sansoni, 1978, p. 164.

Titolo

Henri de Tolouse-Lautrec, Interno di cabaret o Un angolo del Moulin de la Galette.

Descrizione

Dipinto autografo di Toulouse-Lautrec, realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1892; misura 100,5 x 89 cm. custodito presso la National Gallery of Art a Washington. Firmato in alto a destra.
Nel febbraio del 1893, il dipinto fu esposto da Goupil nella propria Galleria di Parigi. Il medesimo anno comparve al Salon des Indépendants. Nel 1906 fu acquistato per 7.000 franchi.


* Il presente esercizio è parte del
Programma di Lingua italiana e Letteratura (per la Scuola secondaria di primo grado) — 2018/19.

Note   [ + ]

1. non necessariamente quelli centrali. Potrebbe ad esempio essere il secondo da sinistra, la bionda che osserva altezzosa, vicino a quello che potrebbe essere un bancone; chi è? E se fosse… Anne Copeau, alias Naná, l’attrice corsara del romanzo omonimo, parte della saga de Les Rougon-Macquart di Emile Zola?
2. Giulio Carlo Argan, L’arte moderna, 1770/1970, Firenze, Sansoni, 1978, p. 164.