« Freedom is just another word for
nothing left to loose»
— Janis Jopin, Me and Bobby McGee

In attesa di trovare un ritratto, in soffitta, che invecchi al posto mio, ho deciso – sperando che il dipinto non se ne abbia a male – di invecchiare io al posto suo. Da non molto, peraltro, ho scoperto che la casa in cui vivo non possiede una soffitta. Questa spiacevole circostanza rende più laboriosa la ricerca – a cui, d’altronde, ho sempre meno tempo da dedicare – del ritratto. Frattanto scrivo, insegno e, a tempo perso, piove.

– Stéfano Pérez Tonella


Calendario di pubblicazione sul sito

Articoli e ricerche

Nel corso dell’estate appena conclusa, avevo in mente di pubblicare una serie di articoli. Rispetto al calendario che mi ero proposto sono spaventosamente in ritardo: del resto, nei mesi più caldi dell’anno mi sono dedicato a fumare crack1)Crack: sostanza stupefacente, in forma di cristalli, ricavata dalla cocaina: viene assunta inalando il fumo generato dal surriscaldamento dei cristalli stessi, attraverso apposite pipe di vetro, in mancanza delle quali sono utilizzate bottiglie di plastica o lattine. Il crack fu originariamente concepito a scopo terapeutico, come sostituto della cocaina. Per evitare la progressiva distruzione dei tessuti delle alte vie respiratorie, dovute all’inalazione, sembrò infatti ragionevole consentire ai tossicodipendenti una modalità alternativa e meno dannosa per l’assunzione della droga, durante la disintossicazione. Contrariamente ai propositi iniziali, il crack si diffuse rapidamente come droga a sé, diventando molto popolare e generando un notevole tasso di assuefazione tra i consumatori.: attività poco salutare, i cui effetti mi avevano peraltro illuso di stare scrivendo, e quindi di pubblicare, con una certa conseguente costanza. Sono persuaso si trattasse di uno spiacevole effetto, del tutto collaterale, dovuto alle droghe di cui facevo abbondante assunzione: un’allucinazione lavorativa che ho il dubbio persista, a meno che io non abbia già ripreso a lavorare. In questo momento, infatti, non distinguo perfettamente l’allucinazione dalla realtà. Appena recupererò il numero sufficiente di neuroni utili -se mai capitasse- ripartirò tuttavia con le attività di pubblicazione. Quello che segue è un calendario ipo tetico.

Con relativa e recalcitrante cordialità,
Stéfano Pérez Tonella


Stéfano Pérez Tonella, Salome

  • Riflessioni sull’iconografia di Salomé;
  • Dislessia: bibliografia essenziale
  • (25 09) Dislessia e metamorfosi della lingua: memorie personali di un lettore che non sa leggere;
  • (08 10) Della pornografia quale spirito tragico: duttilità e intransigenza della sensualità erotica in Fotografia;
  • (09 10) Sogni senza attori: teatro ed eterotopia negli «screen» di Edward Gordon Craig;
  • (11 10) L’analfabetismo come risorsa: una guida per diventare scrittori senza saper né leggere né scrivere;
  • (16 10) Il sogno dislessico, ovvero: della dislessia come obiettivo educativo;
  • (17 10) Efebo benedetto: per un’iconografia «queer» di San Sebastiano;
  • (25 10) Parva moralia: incesto e desiderio nella danza di Salomé;
  • (28 11) Educare all’inferiorità: note su temporalità e obiettivi pedagogici;
  • (02 12) Libertà, passione e autodisciplina: guida sub-minimale all’arte dell’attore;
  • (12 12) Solo per amore: note sulla creazione artistica accorata, decorata, decollata e trascolorata;
  • (15 12) Sigismondo e la pedagogia libertaria;
  • (20 12) Il difficile volo del linguaggio nel tempo. Riflessioni sullo stupore ne “Il verbo degli uccelli” di Farid al-Din ‘Attar;
  • (21 12) Primizie di svelamento: ombre di eternità in «Tommaso e il fotografo cieco» di Gesualdo Bufalino;
  • (30 12) Qualche nota sul «teatro della crudeltà» di Antonin Artaud;
  • (05 01) Tilman e García-Alix: l’aspetto folle del pudore;
  • (11 01) Dalla persistenza alla finzione. Attraverso la lente tragica di Eikoh Hosoe;
  • (20 01) A proposito della narrativa filosofica di Maria Zambrano;
  • (25 01) Chi ha paura della Net-Art? Il sogno frantumato di un’espressione di rete;
  • (20 02) Rapporti ancillari e inalienabili sensualità: in cerca delle consonanze fra Teatro e Fotografia;
  • (02 03) Istantanee e fautographie;
  • (10 03) Il talento è un errore blu: suggerimenti per una pedagogia indaco;
  • (15 03) Hikikomori, o dell’isolamento sociale;

Altri scritti

Schede didattiche

Narrativa e Teatro

  • Tania (da: Tre tigri / Retratos habaneros);
  • Alcune note sulla Trilogia di Salomé (note di lavorazione);
  • Gianni Scanti e 101 frammenti; 
  • (15 09) Luni nelle città (stralci del racconto);
  • (16 09) Lo sprologo (monologo teatrale).

Scampoli

  • Letture per un anno;
  • Verso una scuola libera;
  • (09 10) «Orme» : riflessioni (anti) auto-biografiche tra Fotografia e Letteratura;
  • (14 10) Considerazioni autobiografiche di un insegnante dislessico sulla dislessia;
  • (15 10) Imparare a non leggere: diniego e redenzione nella lettura cosciente;
  • (20 11) Metodologie didattiche orientate ai concetti, all’effetto, ai processi.

… There’s no halfway (ph: Stéfano Pérez Tonella)

E quando finalmente trovi qualcuno su cui senti di poter riversare la tua anima, ti blocchi sconvolta dalle tue stesse parole: le hai tenute in quella piccola stretta oscurità dentro di te così a lungo, che sono arrugginite, brutte, banali, fiacche. Sì, l’allegria, l’autorealizzazione, lo stare insieme ci sono, ma la solitudine dell’anima, nella sua spaventosa autoconsapevolezza, è orribile, schiacciante.

Sylvia Plath, “Diari”


Riflessioni sull’iconografia di Salomé

Il personaggio di Salomé fa la propria comparsa nei Vangeli di Marco e Matteo, dove la si menziona come “figlia di Erodiade”. Fino a Le antichità ebraiche di Giuseppe Flavio, infatti, la principessa non viene mai chiamata per nome. Salomé, a quell’epoca, non era un nome sconosciuto. L’origine si può far risalire all’ebraico שָׁלוֹם (shalom = pace). Sappiamo che nel 54 d.C. fu coniata una moneta effigiante Salomé. Difficile dire se tale personaggio corrisponda alla principessa responsabile della morte di Giovanni Battista, dalla ricchissima e variegata tradizione iconografica. Sicuramente, l’appellativo di “pacifica” mette in luce un nodo cruciale nella vicenda narrata: l’innocenza della principessa, manipolata dalla madre al punto da essere condotta a tradire la propria infanzia. [continua a leggere]


Zahra

… dai Vangeli di Marco e Matteo allo zoo di Trieste.

Soraya, ragazza quindicenne, sensuale e spregiudicata, fugge dalla famiglia adottiva. Raggiunge in autostop -e si intrufola sotto le mentite spoglie di una cameriera un po’ vacca- la villa di campagna in cui la madre convive con un industriale triestino senza scrupoli. Sono in corso i preparativi per un banchetto, al quale saranno invitati clienti e faccendieri d’ogni fratta, compresi sindaco, giunta comunale, porci con o senza mela in bocca e alcol a volontà. Soraya, in quei giorni si fa amare, odia e si innamora, danza e uccide…

L’aroma di caffè tinse la stanza. Al risveglio l’ambiente sembrava solo una foto priva di colore: il bianco e il nero saltavano però come grilli tra i quadri di famiglia e i soprammobili borghesi. Un attimo dopo il colore delle pareti si ostinava nei riverberi, percorrendo, come un dito sulla polvere, le tonalità della luce. Turbava il profilo dell’ombra fino a sfiorare le onde delle lenzuola.
Fabian era partito all’alba, lasciandoli dormire al buio, rischiarato solo dalle tonalità giallo-arancioni dell’abat-jour. Poche ore dopo il sole era già alto. Vesna teneva in braccio la piccola Anne, che, insoddisfatta, cercava sicurezze a tentoni, come una vecchina cieca, poggiando la manina desiderosa sul seno della madre. Il fratello, Lucas, disegnava demoni leggeri: ne sfumava i contorni, assorto e incurvato sul tavolo, fra le tazze disordinate della colazione.
Un ruvido desiderio di spezzare il tepore asfittico di quella serenità si impossessò di Vesna.
Fuori, la campagna cercava un nuovo senso di asprezza fra i tenui aromi dell’estate. I contadini, presagendo pioggia, cominciarono a raccogliere gli attrezzi.

Stéfano Pérez Tonella, Zahra (2018)


Ceci est un rectangle

Ceci est un rectangle


Di negativi (fotografici), imprecazioni … e altri frammenti


Stéfano Pérez Tonella

Laureato in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo. Master in Comunicazione multimediale. Ha svolto attività di ricerca presso enti pubblici e privati. Specializzatosi in Drammaturgia con LUIGI GOZZI, in Iconografia teatrale con ARNALDO PICCHI, svolge attività di formazione. Ha partecipato a incontri e seminari condotti da diversi artisti, fra cui TINTO BRASS e FERNANDO SOLANAS.

Docente-ricercatore presso il Centro de Investigación y Producción Teatral EL DESVAN (Stgo de Queretaro, MX) è autore di diversi drammi teatrali, alcuni dei quali ispirati alla tradizione americana pre-ispanica. Nel tempo libero si dedica con passione alla Scrittura e alla Fotografia. Alcune sue immagini sono conservate presso collezioni private e musei. Ha vinto svariati premi.


Sobre la «palabra popular»

Así es la palabra popular […] hay que buscarla y desenterrarla. Una vez recogida, hay que cuidarla para que no se vuelva banal, y ya madura, saborearla para sentir el gusto y permitirle que su olor llene la casa. Entonces, con ella la vida tiene sentido, la finitud de las cosas se entiende, el sufrimiento y el Mal viven en medio de los hombres y los conmueven. Imaginando el origen, la palabra explica el término, reinvendando el principio dibuja el fin. Con ella, el mundo tuvo un comienzo, pero tuvo también la muerte y el fin que nos espera.

H. Urbano (1993) cit. en Enrique Ballón Aguirre, Tradición oral peruana: literaturas ancestrales y populares, Volumen 1, Fondo Editorial PUCP, 2006, p. 237.

Note   [ + ]

1. Crack: sostanza stupefacente, in forma di cristalli, ricavata dalla cocaina: viene assunta inalando il fumo generato dal surriscaldamento dei cristalli stessi, attraverso apposite pipe di vetro, in mancanza delle quali sono utilizzate bottiglie di plastica o lattine. Il crack fu originariamente concepito a scopo terapeutico, come sostituto della cocaina. Per evitare la progressiva distruzione dei tessuti delle alte vie respiratorie, dovute all’inalazione, sembrò infatti ragionevole consentire ai tossicodipendenti una modalità alternativa e meno dannosa per l’assunzione della droga, durante la disintossicazione. Contrariamente ai propositi iniziali, il crack si diffuse rapidamente come droga a sé, diventando molto popolare e generando un notevole tasso di assuefazione tra i consumatori.